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In questo articolo riflettiamo sulle cause che concorrono al fenomeno dell’autolesionismo nell’adolescenza.
L’adolescenza è una fase del ciclo di vita caratterizzata da trasformazioni e ricerca. Il corpo dell’adolescente cambia, si sessualizza, e questa rapida trasformazione causa nell’adolescente disorientamento e inadeguatezza.
L’adolescente si ritrova smarrito. Non riconosce più il proprio corpo, non padroneggia le pulsioni che affiorano intensamente e la propria emotività.
È combattuto tra una forte spinta all’autonomia, che lo spinge a rifiutare i modelli accettati fino a quel momento e a differenziarsi, e la paura che questa comporta. L’adolescente deve prendere le distanze per potersi scoprire, deve esplorare e mettere alla prova le relazioni e se stesso per poter provare a rispondere alla domanda che lo guida: “Chi sono io?”.
L’adolescente non lo sa, sa piuttosto cosa non vuole più essere e la sua identità si costruisce anche attraverso il rifiuto e la ribellione, in un percorso “tra il non più e il non ancora” (Sapio, 2008).
Costruire la propria identità adulta è il compito evolutivo dell’adolescenza, farlo nella complessità e labilità dei modelli oggi proposti è il difficile compito dell’adolescente contemporaneo.
Il corpo diventa strumento di autoaffermazione e di comunicazione, un corpo esibito anche mediaticamente. Il sentimento di inadeguatezza e vergogna è costantemente stimolato, i modelli di riferimento generano uno scarto enorme tra ciò che l’adolescente sente di non essere e ciò che vorrebbe e dovrebbe essere. Il rischio è quello che è stato chiamato un “autismo identitario”, una chiusura assoluta agli altri legata a una fragilità individualistica, per cui l’identità può essere giocata solo virtualmente.

Non è possibile riflettere su questo fenomeno, purtroppo sempre più attuale, senza tenere conto della fase e delle sfide evolutive con cui l’adolescente si sta confrontando, dell’enorme pressione esercitata da un presente che stimola costantemente il senso di autoefficacia e l’autostima, della storia personale del singolo ragazzo. La sofferenza e la tensione generate da queste angosce profonde possono portare l’adolescente ad agire comportamenti di autolesionismo sul proprio corpo.
Non si tratta di gesti dimostrativi o tentativi di manipolazione dell’altro, ma di modalità impulsive di autoregolazione emotiva. Col taglio il dolore viene fissato sul corpo e la sofferenza mentale viene bloccata. Il dolore inferto al corpo permette uno sfiato della tensione emotiva che l’adolescente non riesce a tollerare e mentalizzare. Il corpo fa defluire la tensione (mi sento subito meglio) e costituisce un mezzo di comunicazione con l’altro (il mio dolore non è visto dagli altri, ma il mio corpo parla per me). Inoltre, tipicamente in persone che hanno vissuto traumi, può rappresentare un modo per trasformare il senso di impotenza sperimentato in senso di colpa (è una punizione che mi infliggo).
In epoca di pandemia, gli aspetti di vulnerabilità e imprevedibilità con cui ognuno di noi ha dovuto ed ha imparato a confrontarsi, le profonde angosce attivate e, non ultimo, il distanziamento sociale e la conseguente didattica a distanza hanno acuito situazioni di sofferenza emotiva già presenti, così che nella clinica stiamo assistendo a un preoccupante aumento di richiesta di supporto psicologico rivolto agli adolescenti. L’adolescente, oggi più che mai, si sente sprofondato in una condizione di invisibilità e chiede, come può, che il mondo adulto si assuma la responsabilità di accogliere, ascoltare e comprendere la sua sofferenza.
Matteo Lancini, uno dei massimi esperti in tema di adolescenza, lancia in questo articolo un grido di allarme rivolto alla società e, in particolare, a genitori ed insegnanti.
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Diventa fondamentale non proiettare all’esterno – la pandemia, la scuola – le angosce e la gravosità del nostro ruolo genitoriale, oggi ancora più complesso da assumersi, ma decisivo; ascoltare invece i nostri adolescenti, trovare il coraggio di entrare in contatto con la nostra angoscia, e quindi con la loro, per consentire loro di non venirne sopraffatti.
Per approfondimenti: Sostegno psicologico adolescenti
